Le competenze utili e cosa fanno gli psicologi in emergenza

Le competenze utili e cosa fanno gli psicologi in emergenza

 

Cercherò di delineare le attività svolte all’interno del sistema di Protezione Civile tralasciando altri contesti operativi quali i sistemi di soccorso sanitario, le organizzazioni di aiuto umanitario e sistemi di altra natura.

Il modello italiano di psicologia delle emergenze

Nel 2006 è stata pubblicata una direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri e, a partire da questa cornice si è cercato di delineare alcuni modelli per integrare gli psicologi dell’emergenza all’interno delle organizzazioni preposte alla gestione delle situazioni di crisi.

 

“La necessità di sviluppare un modello italiano non nasce dalla peculiarità dei bisogni psicologici che possono presentarsi in emergenza. Sorge, invece, dall’osservazione che ogni intervento in emergenza deve essere fortemente integrato con la specifica cultura della macchina locale dei soccorsi e degli aiuti, poiché nessuna azione ha possibilità di riuscita se non ampiamente integrata con le altre. Determinanti sono, inoltre, le caratteristiche delle reti naturali di solidarietà e la struttura dei servizi preposti a gestire in tempi ordinari che precedono e seguono le emergenze” (Sbattella, 2009).

 

Attualmente il modello adottato in Italia prevede che le Regioni le Provincie Autonome formino èquipe psicosociali per le emergenze in relazione alle caratteristiche geo-sociali e all’entità dei rischi presenti nel proprio territorio.

 

Nelle maxi emergenze, si articola una catena di comando coerente con il sistema di coordinamento della Protezione Civile. Secondo le metodologie attualmente usate, la funzione di supporto psicologico è aggregata alla Funzione 2 (Sanità) secondo il metodo Augustus.

Sbattella (2009) evidenzia alcuni bisogni di ordine generale per strutturare il quadro delle competenze necessarie per operare all’interno della Protezione Civile. Secondo l’autore

 

“…è indispensabile possedere uno stile professionale credibile e congruente al contesto, c’è bisogno di padroneggiare le tecniche proprie dell’intervento professionale. Ciò richiede l’acquisizione di strumenti e linguaggi utili ad integrarsi nella più ampia macchina dei soccorsi (competenze interdisciplinari), la conoscenza delle teorie di riferimento specifiche, la disponibilità a sviluppare ricerca e processi di verifica.” (Sbattella, 2009)

 

Le competenze necessarie

Spencer e Spencer (1993) propongono un modello che prevede la descrizione di competenze di superficie (conoscenze e skills che corrispondono alle dimensioni del sapere e del saper fare) e profonde (immagine di sé, atteggiamenti e valori che corrispondono alla dimensione del saper essere).

 

Competenze di superficie

Area educativo-psicologica

Conoscenze: conoscenza dei modelli teorici e dei settori di ricerca propri della psicologia dell’emergenza.

Skills: avere padronanza delle metodologie di gestioni dei gruppi e dei gruppi di lavoro; saper utilizzare tecniche comunicative efficaci; saper condurre attività di de briefing e defusing; saper proporre attività di rielaborazione ludica; saper attivare azioni di rielaborazione emotiva collettiva con diversi linguaggi; saper riconoscere i segnali di stress ed i sintomi di traumi individuali e comunitari; saper ascoltare; saper utilizzare tecniche di mediazione, negoziazione e gestione dei conflitti.

 

Area socio-contestuale

Conoscenze: conoscenza del contesto socio-culturale in cui si è chiamati ad operare; conoscenza del contesto geografico-storico.

Skills: saper realizzare una dettagliata analisi del contesto; saper individuare bisogni, risorse, potenzialità, vincoli del territorio e della rete sociale; saper attivare reti e promuovere il lavoro di rete; saper utilizzare tecniche partecipative e di empowerment; saper identificare i ruoli formali ed informali nelle organizzazioni complese; saper lavorare in équipe; saper riconoscere i limiti del proprio ruolo; saper rispettare ruoli e gerarchie; saper regolare reti tra le organizzazioni; saper formulare progetti; saper utilizzare strumenti di coordinamento; saper generare soluzioni creative.

 

Area logistico-organizzativa

Conoscenze: conoscenza della terminologia di settore; conoscenza della normativa di settore; conoscenza dei protocolli operativi.

Skills: saper amministrare risorse; saper pianificare risorse in relazione a tempi ed obiettivi; saper prendere decisioni in posizioni di coordinamento; saper stendere progetti e programmi.

 

Area sanitaria

Conoscenze: avere nozioni di primo soccorso; avere nozioni di epidemiologia.

Skills: seguire regole di autoprotezione

 

 

Competenze profonde

Atteggiamenti: saper agire rapidamente; essere assertivi; saper operare in autonomia; avere capacità di autovalutazione; disporre di sufficienti capacità manuali e di orientamento; essere socievoli; essere disponibili al confronto; avere un pensiero creativo ed essere disponibili all’improvvisazione; avere capacità diplomatiche; essere orientati all’efficacia; essere orientati all’efficienza; avere buone capacità ematiche; essere flessibili; essere disponibili ad assumersi responsabilità; saper mantenere il setting professionale; sapersi mettere in gioco; avere buone capacità osservative; aver diversificate strategie di problem solving; saper reggere l’incertezza; sapersi uniformare alle direttive del leader; saper valorizzare le risorse altrui.

Immagine di sé: saper ascoltare e regolare le proprie emozioni; aver un buon grado di autocontrollo; avere buona consapevolezza di se stessi e del proprio ruolo; saper riconoscere i propri limiti; disporre di strategie di coping adeguate; saper gestire le emozioni personali; avere buona tolleranza della morte e della perdita; saper tollerare e gestire lo stress.

Valori: essere disponibili al confronto con l’alterità; essere disponibili all’impegno civile.

 

 

 I diversi tipi di intervento

Per facilitare la descrizione degli interventi attuabili li distinguo in interventi finalizzati alla prevenzione, all’accompagnamento durante i primi momenti, al sostegno durante la fase di recupero e alla ricostruzione.

 

Ricordo, inoltre, che gli interventi si differenziano ulteriormente in base all’utenza, alla durata e ai costi che comportano.

 

Durante la fase di pre-impatto (prevenzione)le attività sono finalizzate alla formazione degli operatori e al rinforzo delle reti sociali, con l’obiettivo di rafforzare le risorse dei singoli e dei gruppi. E’ importante lavorare su una adeguata consapevolezza dei rischi associata ai territori per attivare preventivamente comportamenti adeguati e minimizzare i danni in caso di disastro. In sintesi significa investire energie e risorse per sviluppare la cultura della sicurezza.

 

Nel corso dell’evento calamitoso e subito dopo, gli interventi mirano ad attivare abilità di coping nei soggetti coinvolti e sequenze di comportamenti efficaci per contenere le emozioni negative e il senso di impotenza associati alle reazioni di stress. Tra le tecniche utilizzate per gli interventi individuali ricordo il sostegno psicologico tempestivo, una sorta di “pronto soccorso delle emozioni” mentre per i gruppi si utilizzano de briefing e defusing il cui obiettivo è quello di creare uno spazio condiviso per l’espressione degli stati interni personali.

 

Nella fase di post-impatto gli interventi si concentrano maggiormente nel sostenere i processi di trasformazione e a fronteggiare il carico delle conseguenze generate da ogni cambiamento improvviso e rapido.

Durante la ricostruzione gli imperativi del lavoro dello psicologo dell’emergenza diventano empowerment e lavoro di rete.

 

“È fondamentale riuscire a comprendere che la psicologia dell’emergenza non può rappresentare semplicemente un insieme di pratiche, di tecniche giustapposte. La psicologia in emergenza “è” un insieme di pratiche, è un insieme di tecniche; ma così come la psicologia cognitiva o la psicoanalisi non possono essere definite solo dall’apparato di tecniche e metodi che in esse vengono utilizzate, ma necessitano di una contestualizzazione metateorica ed epistemologica, la psicologia dell’emergenza, che pure è in parte un’applicazione di altri approcci teorici in uno specifico settore applicativo, necessita di un pensiero critico che ne sostanzi le tecniche operative. Ovvero, riprendendo Galimberti, Psiche deve fondare Techné, dargli delle prospettive, fornirgli uno spessore critico.” (L. Pezzullo, 2001)

 

Lo psicologo dell’emergenza, in conclusione deve essere uno psicologo versatile, in grado di muoversi con flessibilità dalla dimensione clinica a quelle psicosociali ed organizzative, integrando ed adattando al tema degli “eventi acuti” i contributi trasversali delle diverse discipline psicologiche.

Deve acquisire nel corso della propria formazione una specifica competenza di base nelle tecniche, logiche e procedure operative del sistema dei soccorsi (sia tecnici che sanitari), per poter operare efficacemente all’interno degli stessi.

 

dr.ssa Lorenza Magni

 

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