La psicologia dell’emergenza

La psicologia dell’emergenza

La psicologia dell’emergenza rientra nell’ambito della psicotraumatologia e ha come obiettivo la tutela dell’equilibrio psichico di quei soggetti esposti ad eventi traumatici causati da disastri o calamità. Cerca, inoltre, di comprendere i processi decisionali e le scelte comportamentali nelle situazioni di pericolo.

Il suo scopo è quello di analizzare la complessa interazione tra mente, mezzi e probabilità di sopravvivenza (Pietrantoni e Dionigi, 2005).

Gli ambiti di studio e di applicazione di questo settore disciplinare sono numerosi ed in continua espansione, sia in Italia che nel mondo.

Oggetto di studio e di intervento di questo settore della psicologia sono il singolo individuo, del quale cerca di ricostituire e a tutelare l’assetto cognitivo ed emozionale al fine di preservarlo dall’azione destabilizzante dell’angoscia traumatica, ma anche la comunità per prevenire o superare quei fenomeni psichici che si generano nei grandi gruppi umani come, per esempio, la sindrome da disastro, il panico collettivo, l’esodo di massa, ecc. (Cusano, 2002).
Dunque, la psicologia dell’emergenza si articola in due ambiti generali: quello delle emergenze individuali e quello delle emergenze collettive o di massa.

In particolare, prima che si verifichino, l’intervento è finalizzato alla preparazione delle persone a rischio a fronteggiare gli eventi che si prevede che possano accadere; durante il loro svolgimento, l’intervento consiste in un prontosoccorso psichico che mira a sostenere l’io della persona coinvolta; dopo che si sono verificate, l’attività è volta a ridurre o superare i danni psicologici riportati dalle vittime con interventi di riabilitazione del loro quadro psichico.

Prima psicologia ed emergenza rappresentavano forse un ossimoro, due termini inconciliabili poiché lo studio del pensiero e delle emozioni appariva come un lungo e complesso processo che non poteva adattarsi alle situazioni di crisi, dove al contrario, vi è indispensabile un intervento precoce ed efficace.

La parola “emergenza”, infatti, deriva dal latino ex mergere che significa letteralmente uscire dall’acqua, ciò che viene a galla, ciò che nasce e cresce. Essa è un momento critico che richiede un intervento immediato.

I destinatari degli interventi di supporto psicologico nelle situazioni di emergenza non sono solo le persone che hanno direttamente e concretamente subito l’evento traumatico, ma anche quelle che hanno subito in modo diverso la minaccia, e quindi le possibili conseguenze della loro integrità fisica e psichica. Inoltre, coloro i quali lavorano in condizioni di emergenza, come i soccorritori, operando sulla scena dell’evento, pur sviluppando livelli di tolleranza particolarmente alti ai fattori di stress, sono fortemente a rischio sul piano psicotraumatico e quindi di andare in contro ad una “traumatizzazione vicaria” (Dolce, Ricciardi e Tarantolo, 2005).

Gli eventi critici collettivi comportano, infatti, molteplici situazioni di vittimizzazione a cui corrispondono altrettante tipologie di vittime. Tra queste la letteratura riporta: le “vittime di primo livello”, nella quale è possibile collocare le persone che hanno subito direttamente l’evento critico; le “vittime di secondo livello”, cui fanno parte parenti delle vittime di primo livello; le vittime di “terzo livello”, nella quale ritroviamo i soccorritori, professionisti e volontari, chiamati ad intervenire sulla scena dell’evento traumatico, che a loro volta riportano danni psichici per la traumaticità delle situazioni a cui devono far fronte (Cusano, 2002).
Anche se non sempre ne siamo consapevoli, le calamità coinvolgono continuamente milioni di persone e quando questo avviene gli individui sono profondamente colpiti nella loro stabilità esistenziale e sociale.

Benché la durata di un evento catastrofico possa essere molto breve, i suoi effetti sugli esseri viventi e sull’ambiente circostante sono di tale portata da lasciare segni indelebili, dolorosi e sconvolgenti.

I traumi subiti dagli individui coinvolti in una situazione disastrosa, l’intensità degli eventi vissuti e la repentinità dei cambiamenti (esterni ed interni) generano una situazione complessa, in cui si intrecciano numerose variabili (psicologiche, sociali, culturali, politiche ed economiche) e che occorre affrontare con interventi tempestivi, efficaci, costanti, estesi, a breve, medio e lungo termine.

La realtà dell’emergenza travalica il limite dell’immaginabile, sembra esserci un passaggio da una dimensione di normale quotidianità a un ambiente e a un tempo accelerati, dove le dimensioni abituali sono vistosamente alterate: tutto cambia, assume aspetti diversi, più marcati.

Dottoressa Lorenza Magni

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