Io non ho paura: testo argomentativo di una vittima di bullismo

Io non ho paura: testo argomentativo di una vittima di bullismo

Parlare di bullismo è addentrarsi in un fenomeno estremamente complesso, sia a livello di lettura dei comportamenti sia in relazione ai tanti soggetti coinvolti.

 

Negli ultimi anni la cronaca nazionale e locale ha riportato episodi che hanno delineato tutta la sua dolorosa problematicità e la vastità delle sue dimensioni.

 

La realtà mediatica spesso fornisce una percezione distorta ed enfatizzata dei casi rischiando di banalizzare il problema o di snaturarlo, dilatando e confondendo i confini tra bullismo, devianza e criminalità.

 

Definizione e caratteristiche 

La definizione più accettata in ambito internazionale identifica il bullismo nel

fare del male fisicamente e/o verbalmente in modo intenzionale e sistematico a qualcuno più debole o considerato tale e/o non in grado di difendersi

Le principali caratteristiche che permettono di definire un episodio con l’etichetta “bullismo” sono quindi:

  • l’intenzionalità del comportamento aggressivo agito,
  • la sistematicità delle azioni aggressive fino a divenire persecutorie (non basta un episodio perché vi sia bullismo) e
  • l’asimmetria di potere tra vittima e persecutore.

 

Per essere completa non dobbiamo dimenticare di darne sempre una lettura come dinamica di gruppo. Quest’ultimo oggi è considerato cruciale nello sviluppo ma anche nell’intervento alla prevenzione e al contrasto del bullismo.

 

Il fil rouge che attraversa le “storie di bullismo” incontrate sul campo nel corso di questi anni è sostanzialmente legato alla solitudine, alla sofferenza che affiorano sia nel comportamento violento del “bullo”, sia in chi ne rimane “vittima” e alla mancanza di parole da dire di tutti i “protagonisti”.

 

Non ha parole la “vittima” che subisce in silenzio, non ha parole il “bullo” che usa la prevaricazione perché non sa esprimere in altro modo la sua vulnerabilità, non hanno parole gli “spettatori” che sanno ma non intervengono o favoriscono le azioni del prepotente e spesso non hanno parole gli “adulti”.

 

Testimonianza

Ecco la testimonianza di V., 13 anni, che vuole raccontare qualcosa della sua esperienza di vita, scrive un tema in prima persona sul bullismo e poi lo legge in classe.
Grazie V. per il tuo coraggio.

 

TESTO ARGOMENTATIVO

Mi è capitato di assistere a un atto di prepotenza e, in altre occasioni, di essere colei che ha subito l’azione. Credo che in queste situazioni sia fondamentale parlare con degli adulti, non perché risolvano loro il problema, ma perché aiutino la vittima a reagire.

Mi è successo diverse volte di essere presa in giro e di essere sfruttata da persone che mi avevano apertamente dimostrato di non provare simpatia per me, anche se devo ammettere che era reciproco.
Mi è capitato durante la scuola elementare e anche alle medie.
Alle elementari principal mente perché ero robusta e perché il mio carattere non è stato mai bellissimo, il mio entusiasmo era spesso vissuto come insistenza. La ragazza in questione aveva il potere di farmi diventare ancora più antipatica perché cercavo di difendermi ma essendo una persona debole non ci riuscivo.
Ho sempre raccontato tutto ai miei genitori, che però non essendo con me a scuola mentre tutto questo accadeva, non potevano intervenire. Con le maestre non ho parlato perché il più delle volte vedevano tutto ciò che accadeva e non dicevano niente, quindi ero convinta che non mi potessero aiutare.
Passai degli anni molto brutti, questa ragazza aveva iniziato ad alzare le mani contro di me e io avevo la sensazione di aver preso più sberle che carezze.
La mia esperienza alle scuole elementari, quindi, mi ha portato a capire che la cosa fondamentale è provare a reagire da soli, chiedendo aiuto agli adulti, i quali però non sempre possono intervenire direttamente.

Quindi mi dissi che alle medie sarei cambiata, sarei diventata più forte e meno antipatica ma sempre per via del peso venivo presa in giro e in quei momenti capivo che la V. delle elementari non se ne era mai andata via.
In più c’era il fatto di essere dislessica e avevo necessità di strumenti compensativi; i professori mi davano degli schemi, dei riassunti e le verifiche facilitate e non semplificate come molti credevano. So che sembra assurdo ma, agli occhi dei miei compagni, io venivo privilegiata.
Parlai qualche volta di questi fatti con la referente DSA che spiegava ai miei compagni come stavano realmente le cose ma ogni volta avevo la sensazione che questi discorsi “entrassero da un orecchio e uscissero dall’altro” in meno di un secondo. I miei compagni, dopo questi discorsi, cambiavano atteggiamento ma il giorno seguente tornavano arroganti come erano sempre stati.

Il mio problema restava ancora lì, io non mi sentivo ancora del tutto capita. Avevo creduto di essere cambiata e di essere più forte invece non era proprio così.
Nel tempo ho perso un po’ fiducia nel fatto che i miei coetanei possano capirmi.
Quello che ho imparato dalla mia esperienza a scuola è che è importante rispondere alle offese e trovare delle strategie per gestire queste situazioni, senza aver paura di chiedere aiuto anche a psicologi che fanno questo di mestiere. Io credo di aver imparato qualcosa, come ho dimostrato un giorno a scuola dopo aver assistito ad un atto di prepotenza.

Stavo andando in mensa e mi è capitato di vedere un ragazzino alzare le mani contro un altro. Io li divisi e dato che conoscevo il ragazzino che aveva alzato le mani gli chiesi: “Perché hai alzato le mani?”. Lui mi rispose: “Perché ne ho prese tante anch’io e quindi anche lui le deve prendere!”. A quel punto gli feci quella che per me era una semplice domanda anche se, in cuor mio, sapevo che sarebbe stato molto difficile rispondere. Chiesi: “E tu come ti sei sentito quando le prendevi?”. Lui rimase in silenzio e io raggiunsi il mio obiettivo che era quello di lasciarlo senza parole e fargli capire che quello che aveva fatto era sbagliato.

Sostengo quindi che sia impossibile per chi è vittima di bullismo imparare da solo a rispondere ai prepotenti, ma ci si può far aiutare da persone specializzate che sicuramente riusciranno a dare consigli e a farti diventare una persona più forte.

 

Alcune riflessioni conclusive

Sul bullismo si potrebbe parlare per ore e ore, sono stati scritti trattati, articoli e libri eppure ancora in questo momento tanti bambini e ragazzini subiscono quotidianamente prepotenze.

Ogni minore dovrebbe capire che fare parte di un gruppo è un onore ma anche un onere, che non si deve additare chi è diverso, che non si deve rimanere in silenzio solo perché non succede a noi.

Ma non basta, anche gli adulti devono fare la loro parte sia come educatori che come punto di riferimento.

Per il futuro, sarebbe utile ed interessante migliorare la comunicazione tra i bambini e i/ragazzi per far sì che si crei un clima in classe di confronto e di supporto reciproco.

La rete tra le diverse agenzie territoriali è inoltre strategia e strumento di un agire integrato, palesemente più efficace, non per questo più agevole, rispetto ad interventi settoriali, circoscritti negli obiettivi ma anche negli esiti.

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