Burn-out

Burn-out

Al personale che opera nei servizi sociosanitari e nelle istituzioni educative, viene spesso richiesto un intenso coinvolgimento con altre persone.
L’interazione tra operatore ed utente, centrata sui problemi contingenti di quest’ultimo, è spesso gravata da sensazioni di ansia, inadeguatezza e dal confronto con la propria, eventuale, sofferenza personale.

Questi vissuti, quando non vengono appropriatamente elaborati o supervisionati in tutta la loro pienezza e significatività, conducono l’operatore verso una condizione di stress cronico che può non solo logorare e ridurre le sue capacità personali ma destabilizzare anche le motivazioni che sono alla base delle sue scelte professionali. Tutto ciò, ben presto, lo porterà alla cosiddetta sindrome del burn-out.

I concetti di stress e burn-out quindi, benché temporalmente e qualitativamente differenti, possono rappresentare un percorso ipotetico cui molti operatori e insegnanti vanno incontro nella propria esperienza lavorativa quotidiana.

Lo stress si può descrivere come una reazione adattiva dell’organismo sottoposto a stimoli esterni minacciosi che turbano l’equilibrio psicofisiologico, verso i quali non si è in grado di far fronte in maniera adeguata.

Il termine burn-out (letteralmente: scoppiato, bruciato, esaurito) introdotto, invece, da Freudenberger nel 1975, configura una condizione di stress lavorativo ed è considerato una sindrome per l’insieme dei sintomi che lo contraddistinguono. E’ impressionante notare la rapidità con cui questo termine è entrato a far parte del gergo quotidiano fino a diventare una parola di moda usata spesso abusando del suo significato.

Diversi autori, soprattutto anglo-americani, hanno affrontato il problema.
Christina Maslach (1997) ha definito il burn-out una sindrome di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale, ed ha dato un importante contributo alla ricerca grazie alla realizzazione di uno specifico strumento psicodiagnostico standardizzato, il Maslach Burn-out Inventory.

La sindrome del burn-out rappresenta, dunque, la risultante di uno squilibrio tra le richieste professionali e la capacità individuale di affrontarle: è quindi una condizione che esprime una sollecitazione emozionale di frustrazione e demoralizzazione, con difese inadeguate e comportamenti maladattativi.
Il burn-out riconosce una patogenesi di tipo multifattoriale, all’interno della quale interagiscono fattori socio-ambientali e caratteristiche individuali di personalità.

Tra i primi giocano un ruolo importante le condizioni dell’ambiente lavorativo, quali l’eccessivo carico di lavoro, la burocratizzazione intensa delle istituzioni, l’imprecisa definizione di ruoli e competenze in un contesto sociale generalmente caratterizzato da una forte tendenza individualistica e da una notevole motivazione al successo ed alla competitività.

Tra i fattori di rischio individuali sono da valutare: il significato personale attribuito al lavoro, le aspettative eccessive o irrealistiche, le scelte sottese non da motivazioni autentiche, ma da bisogni conflittuali, da sentimenti di onnipotenza o da idealizzazioni di tipo narcisistico.

Tra i contributi degni di nota vi è quello di Cherniss (1983) il quale descrive lo sviluppo del burn-out all’interno delle professioni d’aiuto evidenziando alcuni dei momenti nei quale l’operatore manifesta tale sindrome:

  • l’operatore avverte uno squilibrio tra richieste e risorse disponibili, tra i fini che si pone ed i mezzi propri dell’organizzazione;
  • l’operatore avverte stanchezza, fatica psicologica, facile irritabilità, demotivazione, tende a spostare i propri obiettivi personali più verso la struttura che verso gli utenti;
  • l’operatore sviluppa atteggiamenti di rigidità, cinismo, distacco emotivo e tende a trattare gli utenti in modo meccanico e impersonale.

E’ importante tener conto del fatto che il burn-out non colpisce solo soggetti coinvolti in specifiche professioni sociosanitarie; infatti come afferma Maslach, senza peraltro svuotare il termine del suo significato più specifico, il fenomeno del burn-out può riguardare tutti coloro che lavorano a stretto contatto con gli altri e per lunghi periodi di tempo.

Tra gli strumenti individuabili finalizzati allo sviluppo di modelli di prevenzione e gestione del burn-out ritroviamo la formazione permanente ed i gruppi di supporto per gli operatori in cui gli incontri, a cadenza mediamente settimanale, sono focalizzati su spazi di discussione relativi a casi difficili, scelte terapeutiche, problemi interpersonali con altri colleghi dello staff o di staff diversi. La variabile più importante è quella del clima, caratterizzato da scambio reciproco, da sostegno e da un’assenza totale della dimensione giudicante.

Il burn-out è stato finora descritto nell’ambito di una relazione d’aiuto legata ad un’attività lavorativa, ma si ritiene di poterlo individuare anche in un ambiente di volontariato.

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